Riporto di seguito il comunicato stampa sui dati Istat del nuovo censimento dell’agricoltura con il commento affidato a un funzionario di Bruxelles, ahimé, necessariamente anonimo. I commenti sono preceduti dalla lettera C in grassetto.
Ecco quanto emerge dai dati provvisori, diffusi dall’Istat, del VI Censimento Generale dell’Agricoltura, relativi all’annata agraria 2009-2010 e che hanno come data di riferimento il 24 ottobre 2010. Nell’Isola si assiste a una contrazione del numero delle unita’ agricole del 43,5%: nel 2000 erano presenti 107.464 aziende, nel 2010 se ne contano 60.681. In controtendenza rispetto all’andamento nazionale (-2,3%), la SAU aumenta del 13% passando da 1.019.958 a 1.152.756 ettari e ottenendo la crescita di superficie piu’ consistente fra tutte le Regioni.
C. Vuol dire che la Superficie Agricola Utile, SAU, è aumentata, cioè in Sardegna, per assurdo, gli ettari coltivati e/o pascolati su terreni buoni senza alberi e/o pietre sarebbero aumentati di 132.798 ettari che, espresso in chilometri quadrati, sarebbero 1.328 circa ; per citare un paragone, il territorio di Macomer è di 122,58 km².
La dimensione media delle aziende sarde, pari a 19,2 ettari, risulta percio’ la piu’ alta a livello nazionale. Il fenomeno, come nel resto d’Italia, e’ legato alla forte riduzione delle aziende con meno di un ettaro di SAU: in Sardegna sono diminuite del 68,6%, contro una flessione a livello nazionale del 50,2%. Per contro, le variazioni della numerosita’ aziendale per le classi di aziende superiori ai 30 ettari sono tutte di segno positivo.
C. Questo fenomeno (riduzione delle aziende con meno di un ettaro) è dovuto principalmente al fatto che tutte le aziende olivicole piccole, che prendevano meno di 100 euro di aiuto, sono scomparse dalle statistiche ufficiali, in quanto non presentano più domanda di aiuto all’olio di oliva, perché il Regolamento CEE che lo permetteva è stato abrogato nel 2005. Oggi richiedono l’aiuto solo i grossi produttori Olivicoli mentre i piccoli non vengono più censiti.
Il cambiamento strutturale si legge anche attraverso la forma giuridica aziendale. Le aziende individuali diminuiscono del 44,9% (da 106.012 a 58.447), ma non la SAU corrispondente che aumenta del 9,4%. Cio’ che emerge da una prima valutazione e’ che l’agricoltura e la zootecnia sarda continuano ad appoggiarsi prevalentemente su aziende individuali - il cui numero si e’ pero’ quasi dimezzato - mentre la relativa dimensione media e’ raddoppiata, passando da 8,2 a 16,3 ettari per unita’. Si assiste anche a una crescita delle aziende con forma giuridica piu’ complessa, ma in termini assoluti queste continuano a rappresentare una quota marginale rispetto al totale. Dal punto di vista della forma di conduzione, inoltre, il 97,4% delle aziende sarde e’ a conduzione diretta del coltivatore.
C. La forma giuridica più complessa della società semplice per le aziende agricole permette alle famiglie pastorali più accorte di rischiare meno. In poche parole, funziona cosi: si costituisce una società di fatto, che giuridicamente serve a poco perché non ha una forma legalmente perseguibile. Questa società, però, per assurdo può presentare domanda per il PSR e per le domande di aiuto per premi comunitari. Il capitale e i terreni sono pur conferiti in seno alla società dai singoli, ma la proprietà ed i diritti rimangono in carico ai singoli. Non so se mi spiego: io e tu mettiamo le nostre case in una società, ma se la stessa va male le case sono nostre e non possono toccarle. La riduzione delle ditte individuali è il segno di una maggiore consapevolezza giuridica dei pastori e die contadini, piuttosto che il segno di una salute aziendale.
Un altro fenomeno diffuso a livello nazionale, che in Sardegna risulta piu’ accentuato, riguarda l’aumento dei terreni in affitto e in uso gratuito. Se in Italia la SAU in affitto e in uso gratuito e’ aumentata rispettivamente del 52,4% e del 76,6%, per la Sardegna le stesse variazioni risultano del 72,2% e del 134,5%. Per cio’ che riguarda le superfici investite, il saldo positivo complessivo della SAU in Sardegna (+13%) e’ interamente trainato dall’aumento dei prati permanenti e pascoli, che passano in valore assoluto da 524.870 a 692.781 ettari, pari a un incremento del 32%, mentre le altre superfici (seminativi, legnose agrarie e orti familiari) registrano una riduzione rispettivamente del 4,8%, del 49,3% e del 25,4%.
C. Sui prati permanenti e sull’aumento della SAU, ho già scritto in precedenza; aggiungo una cosa ben nota agli esperti. Vi sono quelli che dichiarano ‘prati permanenti’ i terreni che poi, magari in fase di controllo, si rivelano essere semplici pascoli, perché cosi facendo possono richiedere un premio comunitario maggiore sulla domanda unica. Spesso, però, questi furbacchioni si dimenticano di fare i conti con le foto aree che svelano la truffa; il risultato è che il premio, anziché aumentare, viene bloccato quando risulta una discordanza tra dichiarato ed accertato superiore al 20 % indice Istat.
Se in Italia la SAU in affitto e in uso gratuito e’ aumentata rispettivamente del 52,4% e del 76,6%, per la Sardegna le stesse variazioni risultano del 72,2% e del 134,5%.
C. Questo è un effetto distorsivo prodotto dalle politiche di assitenza dei CAA ( Centri di Assistenza Agricola): se hai un terreno in proprietà, ma non hai un atto registrato dal notaio, fai un contratto di affitto o un comodato ad uso gratuito, registralo, e i CAA ti fanno percepire, con la domanda unica, gli aiuti comunitari su quei fondi, aiuti che non potresti percepire in quanto non hai titoli validi. E’ successo, insomma, che la situazione tragica della frammentazione e dell’informalità della proprietà agricola sarda, ha prima generato una risposta burocratica di sopravvivenza e poi, questo escamotage è divenuto un grande fattore di conservazione della situazione frammentata e informale che caratterizza la Sardegna. Un discorso diverso e più severo va fatto per il primo insediamento di giovani in agricoltura: io genitore potevo, sino a due anni fa , ‘girare’ una parte dell’azienda a mio figlio, che magari era studente all’università, con contratto di affitto gratuito e percepivo 25.000 € per figlio (e bastava che gli intestassi 30 - 40 Ha); oggi ne percepisco 35.000€ per insediato; la differenza tra ieri ed oggi sta nel fatto che prima bastavano i terreni, con la modifica della norma, occorrono un pò di titoli ed i primi in graduatoria ( sempre con contratti di affitto e/o comodato ad uso gratuito) sono i figli di allevatori che studiano all’universita, che hanno il diploma di perito agrario o la laurea. Nella sostanza, non viè alcun insediamento in agricoltura, ma solo un contratto fittizio per ottener eil contributo. Che bello! Una marea di soldi pubblici buttati al vento, e poi danno addosso sempre ai politici!
Cresce il comparto ovi-caprino dell’Isola e il suo peso sul totale nazionale. In campo zootecnico, le aziende sarde passano da 27.416 unita’ del 2000 a 20.254 unita’ del 2010, cio’ rivela una contrazione del 26,1%, inferiore rispetto al 43,5% registrato dal totale regionale comprese le agricole.
La Sardegna si trova al quarto posto a livello nazionale per incidenza percentuale delle aziende zootecniche sul totale delle aziende censite con il 33,4%. Si rafforza la specializzazione dell’Isola nel comparto ovi-caprino, i cui complessivi 3.245.902 capi, in aumento rispetto ai 3.018.194 del 2000, rappresentano il 43,4% dell’intero patrimonio nazionale (contro il 39% del 2000).
C. Questi dati ufficiali Istat smentiscono categoricamente quelli che da tre mesi scrivono articoli, aggitando cali del patrimonio ovino e accusando gli industriali di comprare il latte sotto banco da fuori. Il dato vero va letto così: il pastore, per aumentare i ricavi a fronte dell’aumento delle spese, aumenta i capi e produce di più, secondo un processo tipico di chi non è guidato e preso per mano sapientemente. In questo modo crede che gli entreranno più soldi grazie all’aumento della produzione, ma sottovaluta il corrispondente aumento dei costi di rpoduzione. La strategia virtuosa è un’altra ed è nota: ottimizzare il prezzo delle produzioni attuali, gestire le eccedenze di latte, differenziare e valorizzare prodotti con maggiore valore aggiunto.
Per quanto riguarda la manodopera aziendale, in Sardegna le persone impegnate nelle attivita’ agricole diminuiscono del 44,5% (-31,6% in tutta Italia), passando da 215.097 unita’ nel 2000 a 119.305 unita’ nel 2010. In un contesto nel quale si osservano contrazioni in tutte le categorie, l’unico segno positivo si riscontra alla voce “altra manodopera aziendale in forma continuativa” che rivela un aumento del ricorso alla manodopera extra familiare, soprattutto femminile, registrato anche su base nazionale.
C. L’aumento della manodopera femminile è solo virtuale, in quanto legato sempre alla misura del primo insediamento. Le donne hanno, nel bando, una premialità superiore.
Relativamente alle notizie sul capoazienda nell’Isola fra il 2000 e il 2010 si registra una crescita della quota femminile (dal 19,8% al 23,9%), confermando l’andamento osservato nel totale delle Regioni e Province Autonome, mentre per quanto riguarda la distribuzione per eta’, seppure aumenti il peso delle classi piu’ giovani fino ai 49 anni (32,1% contro il 28,5%), risulta ugualmente in crescita il peso dei capoazienda oltre 75 anni (dal 12,6% al 14,3%) che nel 2010 rappresenta la classe con l’incidenza maggiore sul totale dei capoazienda, sia in Sardegna che in Italia, rivelando un ancora limitato ricambio generazionale.
Analogamente a quanto avviene a livello nazionale, si registra anche in Sardegna un innalzamento del grado di istruzione dei capoazienda rispetto al 2000. La quota dei laureati passa dal 2,5% al 4,7%, quella dei diplomati dall’11,9% al 13,9%. Il titolo di studio prevalente nell’Isola e’ la licenza media con il 40,4%, mentre nel 2000 era la licenza elementare con il 45,1%. In Italia ancora oggi prevale la licenza elementare con il 33,4%.
Da segnalare la significativa riduzione della quota dei capoazienda senza titolo di studio (5,1% contro 11,8% nel 2000). (Si Veda sempre quanto detto su bando primo insediamento e premialità). La Regione partecipa al Censimento coordinando e organizzando le attivita’ di rilevamento sul territorio attraverso l’Assessorato dell’Agricoltura, la Direzione Generale della Programmazione Unitaria e la Statistica Regionale e l’Agenzia Regionale Laore.